Citato per la prima volta in un atto di donazione dell’anno 877, Castiglione ha origini antichissime.
Fu fondato dai Picentini, popolo profugo della città di Picentia, distrutta dai Romani nel 268 a.C. e i cui abitanti furono deportati nella piana del Sele. Molti di loro si avventurarono verso l’interno, dando vita a nuovi insediamenti.
Un gruppo trovò rifugio proprio alle pendici del Monte Monna (allora chiamato anche Cerreta), conservando a lungo le proprie tradizioni, costumi e culti religiosi.
Testimonianza di ciò sono i numerosi ritrovamenti di templi pagani nell’area picentina. In particolare, nel 1878, a Castiglione fu scoperto un tempio che riportò alla luce una statua in travertino, scolpita circa cinquecento anni prima di Cristo, raffigurante una sacerdotessa.
Nel corso dei secoli, agli antichi Piceni si sovrapposero vari popoli invasori: Longobardi, Goti, Normanni e Spagnoli. Intorno all’anno 1000, Castiglione era un casale appartenente alla città di Salerno.
Verso la metà del XII secolo cessò di essere casale di Salerno e fu affidato a Giacomo Guarna, già conte di Lauro. Il 4 ottobre 1294, Re Carlo II assegnò i casali di Castiglione e San Mango ai fratelli Domnomusco. Successivamente, questi furono affidati ai fratelli Odorisio e Gualtiero di Aversa, che persero i loro privilegi e territori a causa di contrasti con il sovrano. Così, Castiglione passò sotto il controllo di Giacomo Bursone, signore di Satriano e Giffoni.
Il 7 aprile 1346, la regina Giovanna I riconfermò il privilegio del “regio demanio” a diversi casali, tra cui Castiglione e San Cipriano, considerandoli parte integrante della città di Salerno.
Nel 1392, Re Ladislao confiscò i feudi di Filetta, San Cipriano e Castiglione al ribelle Luise Della Porta, assegnandoli al nobile Nicolò Santo Magno e ai fratelli Landolfo e Martuccio. Nel 1442, Alfonso d’Aragona confermò questi privilegi. Per circa un secolo, i feudi di Castiglione e San Cipriano appartennero ai baroni di Santo Magno.
In seguito, passarono alla famiglia D’Avalos. Nel 1594, Isabella D’Avalos, marchesa di Vasto e Pescara, vendette i feudi per 265.000 ducati al principe di Conca, Matteo Di Capua. Suo figlio, Cesare Di Capua, nel 1628 li cedette a Francesco Figueras De Abros, che nel 1648 li rivendette al duca Carlo Doria, duca di Tursi, per 204.475 ducati.
Nel 1750, i feudi passarono a un altro ramo della famiglia, i Doria Landi-Pamphili, principi di Melfi, che li amministrarono fino al 1806, anno in cui fu abolita la feudalità.
Il 23 ottobre del 1862, con Regio Decreto n.935 firmato da Vittorio Emanuele II ed a seguito di una delibera comunale del 20 settembre 1862, Castiglione assunse la denominazione di Castiglione del Genovesi, in onore del suo cittadino più illustre, Antonio Genovesi, celebre filosofo ed economista del XVIII secolo.Firmatari di quella delibera furono il Sindaco Salvatore Parrilli con i consiglieri Francesco Saverio Genovese,Valerio D’Amato,Alberisio Vitolo,Domenico Antonio Della Calce,Tommaso Naddeo,Domenico Naddeo e Pompeo Genovese.Tutti ,Sindaco e consiglieri,deliberarono all’unanimità che al nome antico di Castiglione venisse aggiunto quello del Genovesi in quanto “ il paese ha dato i natali nel secolo passato ad uno dei più grandi uomini che avesse con la sua alta virtù propagato l’idea della libertà della indipedenza dei popoli con le sue scienze metafisiche e morali”.
Dal 1929 al 1946, Castiglione fu amministrativamente legato al comune di San Cipriano Picentino. Tornò a essere comune autonomo il 29 marzo 1946, con regio decreto n.190 firmato da Umberto di Savoia
Lo Stemma
Lo stemma del Comune di Castiglione del Genovesi ha la forma di uno scudo e raffigura tre torri poste sulla cima di tre monti. Quella centrale è sovrastata da una stella a 6 punte.Si tratta di torri di avvistamento, costruite con funzione difensiva, collegate sulla sommità dei monti Monna, Stella e Monte.
Il Sigillo
(Da originale post del 1862)
Anche il sigillo comunale assunse il tratto territoriale tipico e caratterizzante che ancora oggi è in utilizzo: Tre Torri murate di nero, fondate su una pianura, merlate alla guelfa di tre ,finestrate di sei le laterali e di otto la centrale ,munite di forti marcapiani. Intorno la dicitura “Municipio di Castiglione del Genovesi.
Il Sigillo di forma circolare riprende l’antica denominazione di Castellione, rappresentando un Castellum o Castrum inteso a tre torri, di cui la centrale più alta di un piano rispetto alle altre due ,circondate da due rami di alloro che si incontrano al centro. Al primo titolo segue il Cognome dell’Abate (In questa sede è opportuno segnalare una discrasia tra il Sigillo originale, a cui si fa storicamente riferimento come” fonte di prima mano” e lo Stemma riportato sul Gonfalone. Su quest’ultimo ,infatti, l’emblema è dato da tre torri anonime su tre distinte montagne ,in cielo, con la centrale cimasa da una stella/fiore in uno scudo settecentesco all’inglese (di cui ad oggi non se ne conosce l’origine).
Con l’aggiunta del suffisso Genovesi la cittadina abbandonò definitivamente l’immagine e la matrice militare e feudale che l’aveva caratterizzata fin dalle sue origini per essere stata un antico Castrum, dal XV secolo dei Santomango dapprima ,poi dei D’Avalos marchesi del Vasto e successivamente dei Doria (come la maggior parte dei territori picentini),diventando la Patria di uno dei più illustri uomini dell’Illuminismo napoletano ed italiano.
